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SAND CREEK
PREMESSA
Il vecchio stile di vita degli indiani delle pianure, libero e selvaggio affascina da sempre coloro che hanno una visione etica e poetica della vita, ma conoscerlo non è facile, soprattutto se siamo interessati a quei particolari che, seppur piccoli permettono di farlo nostro, almeno in parte.
Nell’800 gli indiani delle grandi pianure vivevano liberi oltre la frontiera, che nel frattempo aveva raggiunto le rive del fiume Missouri. Il lucroso commercio delle pellicce, basato sulla caccia al castoro mediante trappole si svolgeva sulle Montagne Rocciose lontano dalla pianura.
Le pianure erano attraversate da mercanti per lo più franco-canadesi, rari esploratori, e dalle carovane delle compagnie delle pellicce che rifornivano annualmente le brigate dei trapper che restavano sul terreno tutto l’anno.
I contatti tra le due culture erano la norma soprattutto negli avamposti, ma scarsi i resoconti di questi contatti che sono giunti fino a noi.
E questo è il punto.
L’esercito non aveva postazioni permanenti oltre il Missouri nei primi anni dell’800 e di conseguenza non si hanno rapporti militari, i commercianti, che sovente avevano mogli indiane e vivevano con le loro bande di appartenenza, non erano sfiorati dall’idea che la conoscenza della cultura dei nomadi potesse interessare, e se anche l’avessero avuta non avrebbero potuto farlo, perché in genere erano rigorosamente analfabeti.
SAND CREEK
Intorno al 1860, nelle pianure a sud dello Smoky Hill, i rapporti tra indiani e bianchi cominciarono a essere tesi, mentalità diverse si confrontavano, ma i capi da sempre magistrati di pace cercavano in tutti i modi di mantenere la pace aiutati da uomini bianchi saggi come William Bent e il maggiore Winckop.
L’incomprensione generava incidenti che possiamo definire minori, piccoli furti, alterchi, diffidenza, conseguenza del disprezzo che gli emigranti, cercatori d’oro e primi coloni nutrivano per gli indiani.
L’ignoranza e l’arroganza avevano creato nei bianchi l’idea della punizione; si pensava infatti, ma erroneamente, che dando una lezione esemplare agli indiani si sarebbe risolto il problema.
Il Ministero della Guerra aveva per questo motivo autorizzato l’arruolamento di un reggimento di soldati con ferma di 100 giorni, reclutati tra i civili sbruffoni frequentatori di saloon: si formò così il 3° Cavalleria del Colorado, che divenne tristemente famoso.
Chivington, che voleva uccidere indiani non importava quali ,ne prese il comando
Cominciò le operazioni e scendendo l’Arkansas arrivò al ranch di William Bent che considerava quasi nemico, chiudendolo dentro un anello di sentinelle, voleva evitare che egli comunicasse agli Cheyenne il suo arrivo non pacifico, puntando la pistola obbligò Robert Bent, figlio maggiore di William, a guidarlo all’accampamento indiano. Robert con la morte nel cuore guidò la soldataglia verso il campo in cui si trovavano i suoi fratelli Gorge e Charles e i suoi amici e parenti Cheyennes.
Da casa Bent Chivingston raggiunse Ft Lyon sempre seguendo l’Arkansas, anche lì dovette disporre una serrata linea di sentinelle per impedire a chiunque l’uscita dal forte, Cheyennes e bianchi erano molto amici al forte.
L’accampamento era sul Sand Creek nel punto in cui la pista che portava da Ft. Lyon allo Smoky Hill lo guadava, era l’accampamento di Pentola Nera e Antilope Bianca, capi amici dei bianchi, che non avevano nulla da temere da questi, almeno pensavano.
Era un campo invernale pacifico, e non ostile.
George era presente, era nel campo, dormiva sereno dentro un tipì quando arrivarono all’alba i soldati. Nel massacro che seguì fu ferito seriamente ad un’anca. Terminato lo scontro suo fratello Charles rischiò di essere ucciso a sangue freddo, l’ordine impartito era “non fare prigionieri”.
Nel libro “La mia gente Cheyenne” George Bent racconta a George Hide, lo studioso che stimava di più, la tragedia di quel giorno. E’ una testimonianza che consiglio di leggere.
Quello che successe a Sand Creek il 29 novembre del 1864 non può essere capito, non può essere capito per la sua gravità, perché è oggettivamente difficile sparare senza motivo su una più che inerme donna che chiede clemenza, ufficiali che sparavano con la pistola a bambini e donne prigioniere, soldati che sparavano a Pentola Nera e Antilope Bianca che stavano immobili in piedi tenendo in mano una bandiera degli Stati Uniti, uccidere senza scopo persone che scappavano a centinaia, mutilare i loro corpi, rubare i loro averi, scalpare i loro corpi.
E poi
e poi
e poi esibirli in uno spettacolo teatrale a Denver; non ho tanta voglia di descrivere Sand Creek.
INCHIESTA
Insieme alla soldataglia del 3° Colorado era agli ordini di Chivingston anche un battaglione “regolare” del 1 Rgt., alcuni ufficiali e graduati inorriditi testimoniarono durante l’inchiesta con chiara fermezza i crimini commessi, come il caporale Amos C. Misksch del 1° Cavalleria che denunciò un Maggiore del 3° Rgt.
Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Gen. Halleck ordinò la Corte Marziale ma nel frattempo i 100 giorni di ferma erano finiti, e gli “eroi” del 3 Rgt. del Colorado erano stati regolarmente congedati. I 600 ponys indiani spariti, e i bambini sopravissuti al massacro venduti.
EPILOGO
Si pensava di piegare la libertà degli indiani colpendoli duramente.
Si pensava che dopo il massacro sarebbero strisciati ai piedi dei bianchi per chiedere chissà quale tipo di clemenza.
Si pensava sbagliato.
I superstiti portarono l’atroce notizia a nord, la pipa passò d’accampamento ad accampamento, le pianure divennero veramente insicure per ogni uomo bianco, la guerra divampò causando centinaia di perdite, l’intero Colorado fu gettato nel panico, questa fu la “grande vittoria” di Chivington.
Una spedizione di guerra Cheyenne intercettò casualmente durante le scorrerie dopo Sand Creek nove uomini che tornavano verso gli Stati Uniti, nel loro bagaglio personale gli indiani trovarono gli scalpi di due loro amici Foglia Bianca e Piccolo Coyote asssassinati a Sand Creek e altri trofei ricordo.
Nessuno dei nove uomini bianchi tornò negli Stati Uniti.
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