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LA GUERRA CONTRO I SIOUX
"Little Bighorn - la gerra contro i Sioux é stato pubblicato sulla rivista Western Side nei numeri: 100, 101 e 102
di gennaio, febbraio e marzo 2005
INTRODUZIONE
Nella campagna contro i Sioux, quella dell'estate del 1876, l'esercito degli Stati Uniti era il più moderno esistente, con ufficiali professionisti formati a West Point e soprattutto sui sanguinosi campi di battaglia della guerra civile, ma le guerre indiane erano "di guerriglia" e pochi ufficiali ne avevano esperienza.
Esistono minuziosi rapporti militari, racconti di soldati, interviste rilasciate ai giornali. Siamo bene informati sullo scontro che avvenne tra il mondo moderno e le bande nomadi che avevano scoperto il ferro da pochi decenni; moltissime sono le fonti bianche, ben diverse sono le testimonianze indiane.
La loro cultura soprattutto quella narrativa era diversa, molto diversa, inoltre i guerrieri avevano coscienza della sconfitta, e i vinti sono obbligati, proprio perché vinti, a raccontare solo quello che i vincitori vogliono sentire.
Capire quei giorni non é facile. Crudelà e coraggio, lealà e vigliaccheria sentimenti confusi e mischiati nel romantico scontro a cavallo L'era moderna veniva per incanto a contatto con il mondo primordiale e non poteva che travolgerlo.
Praticando l'umilà abbiamo cercato lo "spirito di quei tempi", pian piano camminando a lungo sul confine, cavalcando ancora più a lungo. Era scontro di cavalieri, per questo ci siamo attaccati alla criniera dei nostri (loro ) cavalli mischiando odore e sudore, abbiamo letto e riletto i racconti portandoli in testa nelle lunghe ore passate in sella sulle montagne, confine tra terra e cielo, tra realà e fantasia.
C'é una cresta a 2500 m, dove la brezza é lieve quando non é bufera, il pascolo nei mesi estivi buono, i segni dell'ultima guerra evidenti, davanti c'é il mondo selvaggio, dall'altra guardando giù si vede il mondo civile: l'autostrada, la ferrovia, le case degli uomini bianchi.
In questo posto, a volte, arriva lo spirito dei tempi passati, arriva e lo possiamo sentire. Dannazione e Speranza si guardano negli occhi senza scontrarsi, quasi rispettandosi.
Sembra di avere davanti un accampamento militare, le tende allineate, i filari dei cavalli di squadrone sorvegliati dalle sentinelle.
Di essere in un accampamento Lakota, latrati di cani, cicaleccio di donne, grida di bambini che giocano rude, mentre sorvegliano le mandrie di pony.
La fiamma del bivacco, l'acqua limpida nella borraccia, il cielo stellato, vento da ovest cerchiamo di sentire un attimo ancora.
IL TRATTATO DI FORT LARAMIE
Il trattato del 1868 firmato a Fort Laramie lasciava ai Teton tutto il territorio dell'attuale stato del South Dakota a ovest del fiume Missouri e riconosceva agli indiani i territori dei fiumi Powder e Bighorn. In seguito a questo trattato i Lakota si divisero, una parte seguì Murpiya Luta -Nuvola Rossa- nell'agenzia dell'Alto Platte e tra mille difficolà accetò di fatto La Riserva.
L'altra, quella ostile, per non farsi corrompere dalla civilà dell'uomo bianco, resò a nord nella regione del Powder conservando il vecchio stile di vita tribale basato sulla caccia e sulla guerra. L'economia dei Lakota della Riserva gravitava intorno all'agenzia dove venivano distribuite le razioni del governo mentre l'economia degli indiani ostili continuava a dipendere esclusivamente dalla caccia al bisonte.
L'esistenza del bisonte americano garantiva quindi l'esistenza dei Lakota ostili.
Distruggere la mandria era il mezzo per l'uomo bianco per distruggere i Lakota ostili
IL TERRITORIO
Il territorio compreso tra le Colline Nere e le Montagne Rocciose -rispettivamente a Est e ad Ovest -dal fiume Yellowstone a Nord e dal ramo settentrionale del Platte a Sud costituiva praticamente l'ultimo grande rifugio per tutto quello che era sopravvissuto alla colonizzazione bianca nel Nord-Ovest.
Prima che arrivassero i Lakota questi luoghi appartenevano ai Corvi. Era un territorio poco frequentato e ancora sconosciuto ai bianchi, sopra il quale vivevano in armonia bipedi, quadrupedi e volatili come racconta Alce Nero.
Grosso modo i torrenti Bighorn, Little Bighorn, e Powder, tutti affluenti dello Yellowstone, avevano le loro sorgenti a sud e il loro corso era più o meno parallelo fino alla foce. Questi affluenti e i loro piccoli emissari correvano in piccole valli che solcavano le pianure e rendevano disagevole il procedere ai cavalli soprattutto se i cavalieri erano poco pratici della zona.
Adesso il luogo della Battaglia di Custer é monumento nazionale con tanto di museo e con i Ranger che spiegano la battaglia -ovviamente per entrare si paga il biglietto, e più che giustamente non é possibile lasciare i sentieri permessi e non é possibile raccogliere niente, i lavori degli studiosi continuano.
Il luogo é bellissimo ancora adesso, il Little Bighorn scorre sinuoso come un serpente al fondo della collina, oltre il fiume verso Ovest c'é la pianura lievemente boscata dove i ragazzi facevano pascolare le mandrie dei cavalli. Questo luogo é nella riserva Crow dello stato del Montana.
GLI INDIANI SELVAGGI
Dopo il 1871 la maggior parte dei Lakota si stabilì presso le agenzie, solo una parte decise di restare a Nord nella regione del Powder, questi Oglala selvaggi erano perlopiù dei "Facce Cattive", essi si riorganizzarono per conto loro seguendo la tradizione. Scelsero quattro "ongle tanka'un" ("coloro che indossano la casacca") e li seguirono fin dopo la battaglia del Little Bighorn. Ormai la tensione contro i bianchi stava diventando guerra dichiarata e i leader guerrieri avevano preso in mano l'effettivo potere, riservato ai capi nel periodo precedente.
Questi indiani selvaggi ostinatamente lontani dalla riserva non riconoscevano l'autorià dei capi d'a-genzia eletti dai bianchi e, stranamente, anche gli indiani delle agenzie nel loro intimo pensavano che gli unici veri capi fossero quelli che guidavano le bande libere.
Queste bande libere, poco numerose ma integre , che mantenevano intatta l'antica tradizione tribale,
costituivano non solo l'ostacolo ideologico alla politica del governo, ma anche il punto di riferimento per tutti gli indiani, compresi quelli (la maggioranza) che viveva nelle agenzie.
La vita tradizionale a nord era libera ma scomoda e dura, dura anche per gli stessi indiani, i "setten-trionali" evitavano rapporti con l'economia dei bianchi per non esserne corrotti e ricattati, di conse-guenza coltelli, fucili, pentole, erano beni preziosi e rari negli accampamenti del nord. L'inverno era lungo e la vita disagevole ma in primavera, quando l'erba faceva ingrassare le mandrie dei cavalli e i bisonti tornavano, la vita era ancora felice, la carne abbondava sugli essicatoi e si poteva "andar a far la guerra ai Crow".
In primavera molti indiani delle riserve, attirati dal vecchio stile di vita, lasciavano la riserva e raggiungevano i loro fratelli coraggiosi, si univano a loro nelle spedizioni di guerra e nella caccia al bisonte e partecipavano alla Danza del Sole. Poi nell'autunno tornavano indietro.
Questa situazione durò fino al 1876 e finì con la battaglia del Little Bighorn, in quell'occasione i bianchi si stupirono della grandezza dell'accampamento ostile , ma esso si era ingrossato non solo perché i Lakota liberi si erano riuniti, ma soprattutto perché essi erano stati raggiunti dai loro parenti delle riserve.
Gli indiani del Powder vivevano in uno dei posti più belli della terra. Essi venivano chiamati "settentrionali" dai loro parenti che vivevano nelle Agenzie, per l'esercito essi erano gli "ostili", per i coloni e gli emigranti erano solo "selvaggi". Ma la scelta da loro fatta destava ammirazione già allora, soprattutto tra le persone che avevano cultura adeguata, alcuni come il maggiore Twiss andarono a vivere con loro, molti ufficiali dell'esercito, a forza di combatterli, cominciarono a conoscerli e a capirli e di conseguenza ad ammirarli come il generale Crook e tanti altri. Lo stesso generale Custer, che trovò la morte sul Little Bighorn nel pomeriggio del 25 giugno del 1876,dopo averli combattuti per anni, scrisse:
"Sovente penso che, se fossi un indiano, preferirei andare incontro al destino insieme con
quelli del mio popolo che sono rimasti fedeli alle pianure libere e aperte, piuttosto che
rinchiudermi nei ristretti confini di una riserva e di beneficiare delle benedizioni della civilà ,
mescolate senza limite o misura ai suoi vizi".
Pochi lo ammettono, ma furono proprio i militari (non tutti, ovviamente) ad aiutare i Lakota dopo la
loro sconfitta, i militari li aiutarono più dei pacifici missionari impegnati a distruggere la loro cultura spirituale estremamente ricca, per i militari gli indiani ostili erano uomini da combattere, per i missionari soltanto anime.
George Hyde, uno dei pochi studiosi che ammira i Sioux senza mistificarli chiama spesso gli indiani del Powder "selvaggi come lupi". Per molti bianchi il termine "selvaggio" é dispregiativo, per noi evoca sentimenti di epica liberà e lontananza dal pensiero basato sull'organizzazione mercantile che, allora ha distrutto gli indiani selvaggi, e adesso sta distruggendo noi. Per questo motivo amiamo quei miseri uomini che hanno avuto l'ardire di opporsi con uno scudo di pelle non conciata e una mazza da guerra all'Impero Americano. Erano sicuramente "ignoranti" pieni di miserie umane, ma la loro anima restava come quella del lupo libera e vagabonda, che non può essere ridotta in schiavià¹, puoi solo ucciderla,
ma nel farlo ti rendi conto che uccidi la parte migliore di te.
LA SITUAZIONE POLITICA
Stava finendo miseramente nel 1876 la "politica di pace" voluta dagli uomini di chiesa. Essi credevano ingenuamente di poter nel volgere di pochi anni trasformare dei cacciatori nomadi in agricoltori.
Ma.
Gli indiani disprezzavano qualunque lavoro mercantile soprattutto quello dei campi.
Molti immigranti abusivamente invadevano territori indiani.
I Militari erano furenti perché ostacolati nel loro lavoro da questi civili e prevedevano guai.
Il governo cercava attraverso accordi e trattati di spezzare psicologicamente la resistenza indiana infiltrandosi, per spaccarla, nella loro cultura
I coloni emigravano sempre affamati sempre più numerosi sui territori assegnati agli indiani senza rispettare nessuna legge. Alcuni indiani , gli ostili, avevano capito che se volevano continuare a vivere nella maniera tradizionale dovevano tenersi il più lontano possibile dai bianchi e ostacolare l' invasione dei loro territori.
Morale
L'esercito ordinò a tutte le bandi ostili di rientrare nelle agenzie entro il 30 Marzo del 1876, i disobbedienti sarebbero stati intercettati e combattuti.
Gli indiani "ostili" erano i più selvaggi e risero su quell'ordine continuando a vivere seguendo il vecchio stile di vita.
L'esercito sapeva che gli ostili erano pochi, ma ignorava che molti indiani d'agenzia avevano parenti tra i settentrionali e che molti giovani simpatizzavano con loro, e che ogni primavera lasciavano l'agenzia per unirsi alle cacce e alle spedizioni di guerra degli indiani selvaggi, indipendenti come lupi ,fieri come leoni di montagna.
Ecco il perché l'accampamento sul Little Bighorn era enorme.
Possiamo riassumere quindi in:
4. Impossibilià dell'esercito di difendere l'integrià dei territori ,assegnati agli indiani ,dall'invasione bianca
5. Impossibilià dell'esercito di difendere i coloni bianchi dalle rappresaglie degli indiani
6. Fallimento dell'ingenua politica di pace voluta dai quaccheri
Per risolvere questi tre punti iniziò la guerra contro i Sioux -che forse non é tuttora terminata -.
Nella Riserva di Pine Ridge non c'é indiano tradizionalista che non abbia nel cuore la speranza di vedere tornare i bisonti sulla prateria e di veder andar via l'uomo bianco dalla sua terra.
PS: Il Presidente degli Stati Uniti Gen. Grant fece tutto il possibile per rispettare lo spirito dei Guerrieri delle Pianure.
VERSO LO SCONTRO
17 maggio 1876 . la colonna del Dakota lascia Fort Abram Lincoln sul Missouri per raggiungere la confluenza del Powder con lo Yellowstone raggiunta l'11 giugno
15 giugno il Rgt. riprende la marcia risalendo la riva destra dell'impetuoso fiume fino al Rosebud.
21 giugno il Gen. Terry arrivato nel frattempo anche lui tiene una conferenza con il suo Stato Maggiore sul piroscafo Far West ancorato alla confluenza dei due fiumi ( lo Yellowstone e il Rosebud) ordinando al Ten. Col. Custer di risalire con il suo Rgt il corso del Rosebud fin quasi alle sorgenti, quindi convergere a destra verso ovest per raggiungere il Little Bighorn e discenderng giorni su terreno inospitale sconosciuto e difficile, di cui gli ultimi 80 praticamente senza soste e per giunta alcuni di notte, gli uomini erano stanchi, inoltre non conoscevano il terreno che avevano davanti, né il numero d'indiani che dovevano combattere. Forse Custer basava la sua azione sulle precedenti esperienze (che erano molte) ma per sua sfortuna fondamentalmente diverse. Littlle Bighorn non era Washita, l'accampamento era questa volta veramente ostile. Inoltre era tarda primavera, il periodo più congeniale alla guerra per gli indiani delle pianure, in più gli indiani erano molti. Custer non prese tempo per pensare. Verso le 13 sempre dello stesso giorno, 25 giugno 1876, divise il suo Rgt. in tre gruppi squadroni: il primo gruppo comandato dal Cap. Benteen (sq. D e K) lo spedì a sinistra (direzione Sud) per intercettare gli indiani che (secondo lui) sarebbero fuggiti risalendo il fiume dopo l'attacco del 2° Gr. Sq. Comandato dal Magg. Reno (Sq. A. G. M.) che avrebbe dovuto attaccare l'accampamento che si intravedeva in lontananza, il 3° Gr. Sq. Comandato da lui stesso (sq. E. C. F. I. L.) doveva aggirare l'accampamento a nord e sorprendere i fuggitivi che avrebbero dovuto seguire la corrente. Nei precedenti scontri gli indiani erano sempre scappati davanti all'esercito, perché erano più deboli o per la loro tattica da guerriglia; e Custer pensava si comportassero così ma questa volta i suoi nemici, l'alleanza degli ultimi indiani liberi delle pianure, non scapparono: l'affrontarono con rabbioso coraggio con primitiva determinazione.
LO SCONTRO
Ricevuto l'ordine il Magg. Reno si diresse giù dal crinale seguendo un ruscello che oggi porta il suo nome guadò il Little Bighorn verso le 14.30, sul guado i soldati riempirono le borracce (gli sarebbe tornato utile) anche i cavalli bevvero avidamente, la giornata era calda e il sole alto sulle teste, poi il gruppo proseguì in ordine di fila per quattro prima lo sq. A poi l'M e il C.
Gli indiani si accorsero di lui.
l'allarme si mischia agli urli di guerra ,le donne con i bambini scappano verso nord, i ragazzi che pascolavano i pony nella pianura a ovest del campo capirono al volo e spinsero la mandria tra le tende, i guerrieri afferrarono le proprie armi e saltarono in sella al primo pony che riuscivano a prendere, poi inferociti galopparono a sud contro gli Sq. di Reno.
NIENTE VIVE A LUNGO SOLO IL CIELO E LE MONTAGNE gridarono i capi per esaltare lo spirito guerriero.
OGGI E' UN BEL GIORNO PER MORIRE rimandò Tasunko Vikto
Cavallo Pazzo fu tra i primi a correre per affrontare i bianchi.
Il rabbioso attacco indiano sorprese il I° Gr. Sq che si dispose piede a terra, in linea frontale di resistenza, ma non riuscendo a tenere la posizione, facendo cardine sullo Sq. A attestato sulla destra vicino al torrente; gli sq. ripiegano confusamente, stravolti e sconvolti, riattraversarono più a valle il Little Bighorn risalirono il ripido crinale e si attestarono sulla collina chiamata oggi Reno Hill dove cercarono di resistere alla pressione indiana che si faceva via via tremenda.
Il Magg. Reno era provato, mentre cercava di riorganizzarsi una pallottola spappolo il cranio di Coltello Insanguinato che gli era a un palmo di distanza, spargendo la materia cerebrale sulla faccia del maggiore, che pensò per un attimo di essere colpito lui stesso
Poi la pressione svanì, rimasero pochi Sioux a controllare la collina.
Perché
Perché intanto il Gruppo Sq. di Custer galoppando a mezza costa sull'altro versante del crinale continuava la manovra per aggirare l'accampamento.
Per quanto riguarda il 3° Gruppo Squadroni non esistono certezze, l'unica é che sono caduti tutti :13 ufficiali e 230 tra sott'ufficiali e soldati Comandante compreso; dalle posizioni degli scheletri sepolti in un primo tempo sul luogo dove erano caduti possiamo intuire la dinamica dell'attacco e della loro resistenza. Le ossa dei soldati furono poi trasportate nel Cimitero diventato monumento Nazionale nel 1879 .
I cinque squadroni alternando trotto e galoppo percorsero più di 4 miglia per raggiungere la fessura nella collina conosciuta come Medicine Tail Coulee. I colpi di fucile intensi e statici indicavano che c'era battaglia, e che gli indiani non fuggivano, l'inquietudine serpeggiò tra i cavalleggeri e forse anche nella testa dello stesso Comandante che mandò prima il seg. Kanipe poi il trombettiere Giovanni Martini indietro a chiedere ulteriori munizioni e ordinare al cap. Benteen di accorrere al più presto per dare man forte al ° Gruppo Sq. (l'ordine scritto dal tenente Cooke sotto dettatura del Comandante é oggi custodito a West Point).
L'aria era strana, l'ombra del Grande Evento agitava il mantello nero, la colonna si ferma sulla fessura qualche momento, Custer ordinò agli scouts Corvi di tornare indietro "Voi non siete tenuti a combattere questa battaglia".
Gli esploratori si fermarono e videro infilarsi giù nel canalone uno squadrone dopo l'altro.
Furono gli ultimi uomini al servizio dell'US a vederli vivi.
Da questo momento in poi nessuno sa esattamente cosa successe, le ossa raccontano tutto ma a modo loro, le testimonianze indiane anche, ma sempre a modo loro, e raccontano anche molto le centinaia di bossoli rimasti sul terreno (ricordando che gli indiani li raccoglievano per ricaricarli).
Senza presunzione immaginiamo il Generale "Brevet" Custer alla testa dello Sq. E. montato su inconfondibili cavalli grigi scendere verso il Little Bighorn. Nella zona del guado un gruppo poco numeroso di indiani ritardatari si accorge dei soldati e apre il fuoco ovviamente concentrandolo sui primi della fila, nel frattempo il grosso dei guerrieri impegnati a sud venivano avvertiti e si precipitavano seguendo la corrente del fiume per fronteggiare il nuovo pericolo.
Il canalone é angusto e 230 uomini a cavallo formano una lunga fila, gli indiani arrivano furiosi da sud a centinaia e spingono gli squadroni verso nord, verso la collina che avrebbe preso il nome di Custer Hill.
Pony freschi e veloci montati da guerrieri irruenti e coraggiosi piombarono sulla colonna di cavalleggeri che aveva cavalli stremati ed era in crisi di spostamento, gli squadroni persero contatto tra loro e privi di ordine fecero l'unica cosa che potevano tentare di fare, cercare di attestarsi a caposaldo sulla collina, ma non ne ebbero il tempo per la velocià dell'attacco indiano.
La carica degli "ostili" fu veramente opera dei cavalli soprattutto quello di Due Lune e di Cavallo Pazzo che essendo stati i primi a precipitarsi contro Reno furono gli ultimi a raggiungere il campo di battaglia di Custer che trovarono pullulante di uomini fumo polvere e grida.
Tasunko Wikto allora proseguì seguito da Due Lune lungo il Little Bighorn aggirò la collina per piombare alle spalle dei soldati prima che questi potessero attestarsi saldamente.
Aveva capito con uno sguardo la situazione, aveva cavalli freschi che galoppavano con il vento che piegava l'erba della prateria, inoltre Due Lune aveva vecchi conti personali con Custer.
HOKA HEY HOKA HEY questi superbi guerrieri a cavallo Cheyenne e Lakota saltarono fuori dall'altra parte della collina, alle spalle dei soldati impegnati duramente sulla fronte da Fiele da Re Corvo e dagli Hunkpapa, in pochi secondi dilagarono irruentemente sui soldati distruggendoli. Potevano essere le cinque del pomeriggio quando cessarono gli ultimi colpi di fucile, lo scontro era durato meno di un'ora.
EPILOGO
Fu proprio l'esercito chi li uccise che senଠmaggiormente la loro mancanza, si stava chiudendo un'epoca grandiosa e selvaggia, la normalià commerciale stava invadendo le pianure. Il corpo ufficiali dell'Esercito degli Stati Uniti cercò in qualche modo di proteggere gli indiani, anche se ovviamente il loro compito era quello di evitare i guai provocati dagli ostili.
Dobbiamo ricordare che anche nelle precedenti campagne l'esercito regolare si era comportato piut-tosto decentemente, in effetti l'ignobile massacro sul Sand Creek -29 settembre 1864- non era stato
effettuato da regolari, ma da volontari arruolati per cento giorni, marmaglia dei saloon di Denver
e dintorni, la loro volgare ferocia innescò un processo perverso che porò rappresaglie e uccisioni
fino al Platte e che cosò centinaia di vite bianche. Nella loro idiozia uccisero anche dei mezzisan-gue.
Volevano uccidere persino Charles Bent, figlio di William Bent e di Donna Gialla, ma alcuni scouts bianchi, amici del padre lo difesero armi in pugno. Purtroppo dopo Sand Creek la magnifica famiglia Bent si divise: Donna Gialla, George e Charles abbandonarono i bianchi e seguirono i
Cheyenne fino alla fine, Charles si unì ai Dog Soldier e compì incursioni con loro finché trovò la
morte sul sentiero di guerra a nord nel 1868 o nel 1869.
L'Esercito si era preso dei pugni sul muso ed il suo naso sanguinava, ma gli ufficiali sapevano an-che che la guerra non é altro che la prosecuzione della politica, cominciarono a capire che la poli-tica segue un pensiero che poche volte coincide con quello dell'etica, questo fu il motivo per cui molti ufficiali presero in simpatia gli "ostili" e, dopo la battaglia del Rosebud e del Little BigHorn, arruolarono centinaia di loro come scouts nei loro ranghi
Epilogo
Fu proprio l'esercito chi li uccise che senଠmaggiormente la loro mancanza, si stava chiudendo un'epoca grandiosa e selvaggia, la normalià commerciale stava invadendo le pianure. Il corpo ufficiali dell'Esercito degli Stati Uniti cercò in qualche modo di proteggere gli indiani, anche se ovviamente il loro compito era quello di evitare i guai provocati dagli ostili.
Dobbiamo ricordare che anche nelle precedenti campagne l'esercito regolare si era comportato piut-tosto decentemente, in effetti l'ignobile massacro sul Sand Creek -29 settembre 1864- non era stato
effettuato da regolari, ma da volontari arruolati per cento giorni, marmaglia dei saloon di Denver
e dintorni, la loro volgare ferocia innescò un processo perverso che porò rappresaglie e uccisioni
fino al Platte e che cosò centinaia di vite bianche. Nella loro idiozia uccisero anche dei mezzisan-gue.
Volevano uccidere persino Charles Bent, figlio di William Bent e di Donna Gialla, ma alcuni scouts bianchi, amici del padre lo difesero armi in pugno. Purtroppo dopo Sand Creek la magnifica famiglia Bent si divise: Donna Gialla, George e Charles abbandonarono i bianchi e seguirono i
Cheyenne fino alla fine, Charles si unì ai Dog Soldier e compì incursioni con loro finché trovò la
morte sul sentiero di guerra a nord nel 1868 o nel 1869.
L'Esercito si era preso dei pugni sul muso ed il suo naso sanguinava, ma gli ufficiali sapevano an-che che la guerra non é altro che la prosecuzione della politica, cominciarono a capire che la poli-tica segue un pensiero che poche volte coincide con quello dell'etica, questo fu il motivo per cui molti ufficiali presero in simpatia gli "ostili" e, dopo la battaglia del Rosebud e del Little BigHorn, arruolarono centinaia di loro come scouts nei loro ranghi
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