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GEORGE BENT

George Bent è un’eccezione, per nostra fortuna, sapeva leggere e scrivere bene, aveva studiato a Westport per dieci anni sotto la tutela del Colonnello Boone nipote del famoso Daniel Boone e amico di suo padre. Restò nel mondo dei bianchi dal 1853 fino all’inizio della guerra civile. Aveva passato l’infanzia a Fort Bent dove era nato nel luglio del 1843, suo padre aveva sposato nel 1835 Donna Civetta, figlia di Tuono Bianco custode delle “Sacre Frecce” degli Cheyennes, Donna Civetta morì nel 1847 dando alla luce Julia, ultima sorella di George. Dopo la morte della moglie William Bent sposò, secondo l’uso indiano, Donna Gialla sorella minore della moglie e da lei ebbe un altro figlio, Charles.

LA VITA DI GEORGE BENT

Nei vecchi tempi l’Arkansas segnava il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. I fratelli Bent in società con un nobile francese illuminato, Ceran Saint Vrain, avevano costruito una postazione per commerciare con gli indiani delle pianure meridionali. Questo Trading Post era situato sulla riva settentrionale dell’alto Arkansas vicino alla foce del Purgatore.
Attorno a questi avamposti regnava la “tregua dello scambio”.
Tribù diverse si accampavano d’inverno nelle loro vicinanze, per vendere pelli e comprare i favolosi manufatti dell’uomo bianco, utilissimi alla vita dei cacciatori nomadi, come pentole coltelli povere nera fucili e così via.
Gorge ricorda la sua infanzia come vissuta in un paradiso terrestre, dove i bambini non giocavano agli indiani, erano veri indiani, ragazzi rossi bianchi messicani giocavano nell’immensità dell’avventura, guardando i cow boy che domavano cavalli selvaggi, osservando le spedizioni di guerra partire, le danze degli indiani, parlando a tu per tu con uomini come Kit Karson, vedevano le carovane arrivare da Santa Fè, con selle coperte e argento, quelle che giungevano da St. Luis con coltelli fucili tomahawks di ferro e soprattutto vedevano arrivare i nomadi, li vedevano arrivare a centinaia piantare i loro tipì e intonare i loro canti.
Poi l’era del commercio delle pellicce terminò, i castori erano quasi estinti quando la moda del cappello di feltro in Europa finì e casualmente arrivarono anche i guai.
Due erano le vie degli emigranti che attraversavano le pianure: a nord l’Oregon Trail seguiva la valle del Platte e Ft. Laramie era la base principale, a sud la pista di Santa Fe portava verso il Vecchio Messico e la California e Ft. Bent ne era il principale punto di riferimento. Al forte gli emigranti lasciavano due cavalli sfiniti per prenderne uno in forza per continuare la marcia. I dipendenti del forte, quasi tutti messicani, li facevano pascolare e riposare per mesi rimettendoli in forma e scambiarli di nuovo con altri quadrupedi sfiniti.
La famiglia Bent era eccezionale in tempi e luoghi dove l’eccezione era norma. I Bent erano non solo ricchi e istruiti ma anche illuminati, avevano grandi doti umane, e grande era il rispetto che avevano per gli indiani e che questi ricambiavano per loro.
La loro tribù preferita era quella del “popolo magnifico” gli Cheyennes con cui avevano rapporti, unici, di amicizia e parentela. I figli sanguemisto e quelli di razza pura rossa o bianca erano trattati in modo uguale e questo modo non offendeva la loro specifica cultura (cose anche adesso difficili da applicare nella pratica anche se in teoria tutti sono d’accordo).
La commistione di questa grande famiglia doveva bruscamente finire nel novembre del 1864 con il massacro a tradimento avvenuto sul Sand Creek dove il Col. Chivington devastò il campo “NON OSTILE” di Pentola Nera. Dopo l’orrore di S. Creek, la moglie di William Bent e gli ultimi due figli maschi George e Charles, che erano presenti e scamparono fortunosamente al massacro, decisero di non vivere MAI più con i bianchi, e diventarono guerrieri Cheyennes.
Nel novembre del 1864 George e suo fratello Charles erano nell’accampamento di Pentola Nera, Gazza la moglie di George era nipote del capo, assistettero impietriti alla furia omicida della gentaglia di Chivingston, Gorge fu ferito, a Pentola Nera uccisero la moglie, stavano uccidendo anche Charles, ma fu salvato da uomini del Nuovo Messico amici di suo padre.
Dopo quel giorno i due fratelli si unirono alle bande infuriate Cheyenne che portarono la guerra a nord e parteciparono nel gennaio del 1865 all’attacco contro Julesburg, poi si unirono ai Sioux incendiando le pianure del nord.
L’atto criminale di Chivington scatenò, non la guerra indiana, primitiva ed eroica, ma l’orrore della guerra, distrusse l’epoca remota, e fece nascere tre i popoli l’odio.
La famiglia Bent si divise, Donna Gialla matrigna di George lasciò il marito William e andò a nord seguendo le bande guerriere, il 16 agosto 1865 il suo gruppo fu intercettato da una compagnia di scouts Pawne che agiva sotto il comando del Gen. Connor, presso il Crazy Woman’s Creek, nella regione del Powder e lì trovò la morte insieme a quattro guerrieri della sua gente.
Charles divenne sempre più irrequieto e selvaggio, si unì ai Dog Soldiers, la banda di Naso Aquilino, gli irriducibili guerrieri cheyenne, “coloro che non scappano mai in battaglia” arrivò a minacciare perfino padre e fratello a Ft. Wallace durante i negoziati del 66, era alterato dal whisky, il suo grande padre William amareggiato da questo comportamento e dalla piega sleale e confusa degli ultimi avvenimenti vendette l’emporio e abbandonò i negoziati, aveva praticato per tutta la vita l’unione tra la razza bianca e quella indiana e si era reso conto che l’impresa era impossibile, se ne andò con la morte nel cuore.
Charles morì due anni dopo in un luogo non identificato a nord durante una grande incursione di Dog Soldiers.
Il Grande Mistero fece sopravvivere George per raccontarci la sua grande tragica storia.



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